UNIONE CULTURALE “PITTURA UNO”

 

SEGNI DI GUERRA

la Guerra, il Conflitto, la Perdita

 

lettura di testi poetici e prosastici a cura di Federico Bario

 

lettura interpretativa di Gianfranco Scotti

 

 

Per parlare di guerra abbiamo scelto prevalentemente il linguaggio della poesia. Perché la guerra è oscurità, disperazione e fame, perdita di affetti, di libertà, di vita, e a questo danno voce, diversamente ma con uguale intensità, le poetesse algerine A. Djebar e L. Djabali e i giovani poeti americani A. Dorfman, J. “Man” Raine, R. Jarrel, la tradizione mongola e “l’intellettuale” W.H. Auden.

“Signori, qualunque strada possiate scegliere, quella dell’audacia o quella della prudenza, nel corso della vita siete destinati a entrare in contatto, direttamente, fisicamente, con un’entità conosciuta col nome di Male”. Si tratta della frase iniziale del discorso ai laureati del 1984 al William College, tenuto dal Premio Nobel Iosif Brodskij. “Oggi il Male può essere visto non come una categoria etica bensì come un fenomeno fisico che non si misura più in particelle ma occupa le pagine degli atlanti geografici”. Ci siamo chiesti chi sono questi popoli che fanno da terreno di coltura per la guerra oggi, e abbiamo voluto leggere quello che scrivono i poeti curdi, Paul Niger dall’Africa o J.S., corrispondente da Gerusalemme durante la Guerra del Golfo, ma anche quel che scrisse Ginsberg da ebreo americano, in quell’America guerreggiante dove, per citare ancora Brodskij, “senza esagerare non c’è nulla che si possa rovesciare e indossare alla rovescia così facilmente come la nozione di giustizia, di avvenire migliore”. […]

Senza la retorica della difesa della civiltà contro l barbarie, del progressivo affermarsi, nella lotta, del Bene sul Male, la storia (la Storia?) è solo constatazione a posteriori di quello che non poteva che finire così, come insinua J. Benet nella bellissima favola del celebre generale dell’antichità? 

Certo, la civiltà occidentale sta lottando per la “normalizzazione” di quell’86% del globo terrestre che manca di democrazia ma, ancora con Brodskij, “il Male ha un debole per la solida normalità. Va matto per le grosse cifre, per la fiducia granitica, per la purezza ideologica, per gli eserciti ben addestrati e per i bilanci ben assestati. Alla sua simpatia per queste cose non è estranea, presumibilmente, una innata insicurezza”.

 

 

A. Einstein              Dichiarazione

G.E. Lessing            da Nathan il saggio, scena VII, atto terzo

A. Dorfman             Testamento

B. Khalfa                Piove sul mio paese

C. Anwar                Siamo morti giovani…

Canzone dei giovani mongoli mandati a combattere in terra straniera

J.S.                       Ancora        

J. “Man” Raine         Il soldato

K. Shapiro              Luna piena: Nuova Guinea

W.H. Auden            Il cittadino ignoto

DUE POETI CURDI:

H. Resho                Io sono curdo

B.al Hadiri               Il viaggio delle lettere dorate

E. Cardenal             Salmo 5

L. Binyon                Io scendo tra le genti

A. Djebar                Tutte le mattine

L. Djabali                Per il mio torturatore, il tenente D.

R. Jarrel                 La morte del mitragliere aereo

P. Niger                  Io non amo quell’Africa

A. Ginsberg             America

J. Benet                 Decima e decima bis