"LA MEMORIA"
Pitture, immagini e versi
per non dimenticare la Shoah

di Federico Bario e Marilinda Rocca
con un intervento dell’Arch. Carmen Carabus

LECCO - Villa Manzoni
dal 15 febbraio al 31 marzo 2002

 

Villa Manzoni, Lecco, dal 15 febbraio al 31 marzo 2002. Si tratta di una mostra patrocinata dalla Provincia di Lecco in collaborazione con il Comune di Lecco e i Musei Civici che raccoglie pitture, collages e installazioni, poesie scritte dai deportati del campo di Auschwitz, tradotte per la prima volta in italiano, fotografie originali e copie di manoscritti autenticati fornite dal museo di Auschwitz, fotografie scattate lo scorso anno che testimoniano l’attuale stato del grande campo di sterminio nazista, il tutto creato e assemblato da Federico Bario e Marilinda Rocca, con la partecipazione dell’arch. Carmen Carabus. Musiche accuratamente scelte accompagnano il visitatore in questo viaggio nella memoria della Shoah.
Gli autori si sono valsi della prestigiosa collaborazione del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, nonché di quella dell’Istituto Lecchese per la Storia del Movimento di Liberazione e dell’Età Contemporanea e del Centro territoriale per l’Istruzione degli Adulti.

La Memoria, la scopri quando non puoi fare a meno di riconoscere intorno a te un universo di persone che vogliono solo dimenticare. Inseguirsi tra uffici e case, ignorarsi per le strade, spendersi nei vari negozi e voltare le spalle al passato, alla propria storia, alla Storia. Identità e memoria procedono di pari passo: senza l’una, l’altra è destinata a morte precoce. In questo estinguersi o spogliarsi senza tregua né pudore di ciò che siamo stati, c’è posto solo per il ricordo, magari evocato, oppure avaramente custodito dentro l’individuo – ma non nella società che lo accoglie. Eppure la società degli uomini ha bisogno di memoria per riuscire a vivere senza distruggersi con le proprie mani.

È accaduto, può accadere di nuovo. Di più: sta accadendo sotto i nostri occhi, appena dietro l’angolo. Senza memoria stiamo innalzando il filo spinato e costruendo le baracche per i nuovi schiavi, per gli inutili, per gli straccioni che sono la maggioranza che popola il pianeta terra. Senza memoria assistiamo impotenti (o quasi...) allo stupro e al saccheggio quotidiano imposti da quei flussi nefasti che non tengono più conto di nulla: popolazioni, territori, tradizioni, tesori risaputi.

La memoria ci ha abbandonato e ci siamo lasciati trascinare nel pantano delle complicità più umilianti. Sovente, il nostro semplice ricordare collettivo è solo voglia – non desiderio – di guardare ciò che accade, di riempirci gli occhi del commercio d’orrori vari senza però aver visto, ritenuto nulla. Se ci fermiamo un istante, infatti, e guardiamo alla nostra storia, nella memoria affioreranno volti e profumi scomparsi: talvolta abbacinanti, vivi, unici per noi eppure condivisi da altre storie, da altri consorzi umani.

Leggeremo parole e ascolteremo note che ci parlano di altre epoche e di altre umanità. E laddove non ce lo saremmo mai aspettato, ma temendone in segreto l’incontro, ecco apparire il segno, il racconto, l’esperienza diretta o la storia narrata dei grandi orrori, delle più infami battaglie, delle carneficine. Un filo spinato, lo stesso in cui corre l’alta tensione, e dietro alla trama fitta di questi fili – che formano una rete – si stagliano e biancheggiano volti perduti, teste che fuoriescono da grotteschi pigiami a strisce. E sotto quegli stracci intuiamo lo straziante simulacro di quello che fu un corpo umano.

È vero, la memoria può essere terribile – e molto scomoda. Chi incontra la Shoah nel corso della propria esistenza, chi la studia, la penetra, chi prima di tutto la subisce per il solo fatto di aver cercato di comprenderla sarà, da qual momento in poi, una persona diversa. E se in questo individuo resisteranno ancora saldi e disinteressati princìpi di verità, egli non potrà mai più fare a meno di custodire la Memoria, qualunque essa sia e da qualunque parte provenga. La memoria ci viene incontro, essa frequenta passato e futuro; il nostro essere oggi non avrebbe ragione di continuare ad esistere senza di essa, né esisterebbe.

Siamo ritornati sui luoghi che hanno vissuto l’orribile scempio dello sterminio degli Ebrei d’Europa. Abbiamo creato e raccolto immagini da quel passato e dal nostro comune presente. Vi abbiamo affiancato parole, frasi, invocazioni e denunce di persone che hanno visto, vissuto o rivissuto quella tragedia. Vogliamo dare il nostro sincero contributo alla memoria più ingombrante che ha lacerato la prima metà del XX secolo. Ecco il frutto e il senso della nostra riflessione e del nostro impegno di cui, volentieri, Vi facciamo partecipi.

Federico Bario, Marilinda Rocca

 

- Il trittico della fuga - (F. Bario)

- La Notte dei cristalli e L'Orco Adolfo - (F. Bario)

- La liquidazione del ghetto - (F. Bario)

- Se questo è un uomo - (F. Bario)

- Scolaresca in visita alla mostra -

"IL TEMPO E LA MEMORIA"

dello scrittore Angelo Borghi

 

"COLLOQUIO CON PADRE CAMILLO DE PIAZ"

di Federico Bario

 

"VOCI DAL LAGER"

 

"LA MEMORIA" - Valmadrera (LC), 2004