Giornata
della Memoria
27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2005
60° anniversario della liberazione del lager di Auschwitz-Birkenau
“YOSSL
RAKOVER SI RIVOLGE A DIO”
di Zvi Kolitz
orazione civica con Federico Bario
Giovanni Ripamonti, tastiere
Luigi Crippa, violoncello
Nel
settembre del 1946 una oscura rivista in lingua yiddish di Buenos Aires,
«El diario israelita», pubblicava Yossl Rakover si rivolge
a Dio presentandolo come l’ultimo messaggio scritto da un
combattente del ghetto di Varsavia mentre il cerchio della morte si
stringeva, minuto dopo minuto, intorno a lui – e ritrovato «tra
cumuli di pietre carbonizzate e ossa umane, sigillato con cura in una
piccola bottiglia».
Pochi conoscevano allora con precisione la storia della rivolta ebraica
di Varsavia e della tragedia che con essa si consumò, ma subito
il testo dell’ignoto combattente che, simile a un nuovo Giobbe,
chiama in causa Dio e il suo silenzio di fronte al trionfo dell’orrore
cominciò una lunga e singolare peregrinazione per il mondo, fra
Israele, Germania, Francia, Stati Uniti – trasformandosi via via,
di traduzione in traduzione, in leggenda. Così la breve e fiera
apostrofe a Dio di Yossl Rakover divenne simbolo, lascito testamentario
di chi si rivolta contro l’iniquità. E quando il vero autore
Zvi Kolitz si fece vivo, rivelandosi come un ebreo lituano emigrato
in Palestina allo scoppio della guerra, ci fu chi non volle accettare
i fatti.
Emmanuel Lévinas già nel 1955 aveva letto il testo di
Kolitz come un «Salmo moderno» nel quale «tutti noi
superstiti riconosciamo con sbalordito turbamento la nostra vita».
presentazione
tratta dall’edizione Adelphi, Mi, 1997